Una vecchia e curiosa leggenda popolare narra che al tempo della dominazione Angioina (1266 – 1442 D.C.) sul nostro territorio pugliese e precisamente sotto il principe Luigi di Taranto e sua moglie la Regina Giovanna I D’Angiò, i raggi del sole, riflettendosi sui vetri del rosone della Cattedrale di Altamura, giungevano fino al porto di Taranto creando dei problemi alle navi che, transitando nel porto, si dice venissero acceccate da tale bagliore creando disordini di traffico navale. Per questo motivo la città di Altamura fu costretta a pagare periodicamente una tassa alla città di Taranto. A seguito però di una disputa che si ebbe tra gravinesi ed altamurani e che fu vinta per fortuna dagli altamurani, i gravinesi furono obbligati a spazzare tutti i giorni la piazza principale della città di Altamura. A quei tempi, però, quello del “netturbino” rappresentava uno dei lavori più umilianti che una persona potesse fare, infatti, non a caso una delle peggiori maledizioni che si potesse ricevere recitava così: “a da scije a fenèsce alla scaupe” (“devi andare a finire alla scopa“); per questo motivo i gravinesi, pur di porre fine e levarsi di dosso questa umiliazione, chesero più volte agli altamurani di pagare loro la tassa che la città di Altamura versava alla città di Taranto. La soluzione finale accontentò entrambe le cittadine; gli altamurani si liberarono della tassa, i gravinesi invece dell’umiliazione che ogni giorno erano costretti a subire nel pulire la piazza agli altamurani.
Nella foto si può osservare il trecentesco rosone della Cattedrale di Altamura costituito da 15 colonnine che partono dal centro, ove è collocato L’Agnus Dei, e che terminano con capitelli (tra di loro l’uno diverso dall’altro) che si uniscono ad arabeschi archetti intrecciati e racchiusi da tre ghiere concentriche riccamente decorate con motivi floreali. Nell’atteggiamento di sorreggerlo da sotto, si osserva la presenza di un piccolo telamone (figura di un piccolo ominide).