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Politica & Economia

Intervista a Gianni Stea: punto della situazione sui Consorzi di bonifica pugliesi e non solo

Il consigliere regionale Gianni Stea è stato nominato Presidente della commissione d’indagine sulla gestione dei Consorzi di bonifica pugliese, organo nato con il compito di fare luce sulla situazione economica e debitoria dei sei consorzi pugliesi: l’ammanco finanziario ammonterebbe a circa 270milioni in 10 anni.

Quali sono i compiti che spettano alla Commissione e in che modo agirete?
La commissione ha fatto richiesta di tutta la documentazione e di tutti i bilanci che riguardano le varie situazioni debitorie, a partire dal 2004 ad oggi, nei confronti di enti come Enel, istituti bancari, Inps e degli stessi lavoratori. Vogliamo capire come e da dove sono scaturiti i debiti e gli ammanchi, ma soprattutto vogliamo trovare una soluzione per il futuro che allevii la situazione.

Pensa che sia necessaria una riforma dell’intero sistema?
Sicuramente sì. Siamo frequentemente a contatto con il commissario straordinario unico dei Consorzi di Bonifica di Puglia, il Dott. Pagliardini, per confrontarci e conoscere meglio qual è la situazione attuale, anche perché ci troviamo di fronte ad una annata irrigua che inizia in anticipo. Ci sono molti malumori da parte degli agricoltori delle varie province, che incontro spesso proprio per avere un maggior scambio di vedute. Loro ci mettono a conoscenza, in modo più approfondito, della situazione che cambia a seconda della provincia e del territorio.

La situazione per i produttori agricoli e gli artigiani pugliesi attualmente non è delle migliori. Cosa pensa sia opportuno fare per difendere le produzioni “made in Puglia”?
Io credo che basti poco. Innanzitutto ci vuole la correttezza da parte degli imprenditori e dei trasformatori dei prodotti. Assolutamente necessaria è nelle filiere produzione-trasformazione l’etichettatura della merce. Per esempio oggi in Puglia non si possono vendere le mozzarelle spacciandole come prodotto locale, quando in realtà sono fatte con latte estero. Noi consumiamo quasi 18milioni di litri di latte annui rispetto ai 3,5milioni che ne produciamo, non riusciamo neanche a soddisfare le spese di produzione e per questo importiamo latte dalla Germania, dalla Lituania, dalla Francia a costi bassissimi. Bisogna dire, però, che mentre in quelle nazioni i pascoli sono più ricchi e gli animali vivono maggiormente allo stato brado, in Italia, nello specifico in Puglia, si ha bisogno di più foraggio accingendo alle riserve e questo si traduce in spese di produzione superiori rispetto a quelle nazioni. Stessa cosa vale per il grano, per l’olio e per tutti i prodotti. In realtà non sappiamo mai quello che mangiamo e che arriva sulle nostre tavole. Ecco perché la cosa più importante, tengo a sottolinearlo, è che i trasformatori e i commercianti rispettino prima di ogni cosa i valori di sostanze contenuti negli alimenti riportandoli nelle etichette. Essendo a favore del libero commercio, per esempio, non sono contrario all’importazione di olio tunisino; fondamentale però è che chi trasforma il prodotto informi il consumatore allegando alla confezione una etichetta chiara, cosicché questo sceglie autonomamente cosa acquistare. Solo seguendo questa strada potremmo valorizzare i nostri prodotti. È una storia vecchia, mai nessuno ha voluto metterci il naso e soprattutto serietà. Ritengo che sia arrivato il momento per la politica di dare delle risposte serie, a tutti i livelli. È un discorso che deve partire a livello nazionale per poi coinvolgere le regioni.
Nello stesso tempo ci devono essere controlli frequenti e rigidi da parte dei Nas, proprio per questo sono state aumentate le risorse.

Il 5 aprile presso la Sala stampa della Camera dei deputati si è tenuto un evento istituzionale per la promozione dei prodotti pugliesi e lei è stato tra i premiati…
Sì, sono molto onorato di aver ricevuto il premio, che è un riconoscimento per la mia attività di esportatore ortofrutticolo per il mercato della grande distribuzione italiana ed estera e, al tempo stesso, per la partecipazione al progetto “Frutta nelle scuole” che quest’anno prevede la fornitura di prodotti bio per le scuole di Puglia e Basilicata.

Può lasciare un commento sul risultato del referendum dello scorso 17 aprile?
Rimango amareggiato dalle parole del premier Matteo Renzi e da quelle dell’ex Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: credo che mai nessuno prima di loro si sia espresso invitando i cittadini al non voto. Questo è un fatto grave e anomalo. Tutelare il nostro territorio dovrebbe essere priorità di tutti noi, indipendentemente dagli schieramenti politici. Sono fiero di aver partecipato alla campagna referendaria, come sono fiero di aver votato per il sì insieme a tutto il Consiglio regionale, autotassandoci per la consultazione elettorale. Sono certamente desolato della poca affluenza alle urne dei giovani. Penso che come cittadini abbiamo una grande forza, cioè quella di poter esprimere un nostro voto in qualsiasi momento: questa è la forma più democratica che possa esistere. Quando non si vuole “sfruttare” questo diritto evidentemente c’è qualcosa che non va; ognuno di noi ha la possibilità di salvare le cose, ci vuole solo volontà.

Pasqua Disabato

Di Pasqua Disabato

Laureata in Lettere e filosofia presso l'Università degli studi di Bari. Redattrice presso il giornale In città.