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PILLOLE DI PSICOLOGIA: IL PENSIERO OSSESSIVO DEL CIBO

Negli ultimi decenni stiamo assistendo al forte impatto dei mass media nella costruzione dell’immagine di sé negli adolescenti. I più giovani, infatti, sono particolarmente vulnerabili soprattutto perché  impegnati in un delicato processo di costruzione della propria identità , in cui il corpo gioca un ruolo importante. La percezione del proprio corpo è strettamente legata all’autostima, risulta infatti che più un adolescente ha una bassa autostima, più sarà vittima dell’oggettivizzazione mediatica del proprio corpo, vissuto come un qualcosa di non proprio e quindi sottoposto alla valutazione degli altri.

Di pari passo si sta notando un aumento di casi di Disturbo del Comportamento Alimentare (DCA) . Esiste una correlazione( legame di dipendenza) tra il messaggio del “magro è bello”, rifilatoci dai media,  e l’aumento dei disturbi alimentari; ma , come in tutti i fenomeni sociali, questa non è l’unica variabile a cui attribuirne la causa.

Il DSM-V descrive tale disturbo come un insieme di patologie caratterizzate da un’ alterazione delle abitudini alimentari e da un’eccessiva preoccupazione per il peso e per le forme del corpo che insorgono prevalentemente durante l’adolescenza e colpiscono soprattutto il sesso femminile. I comportamenti tipici di una persona che soffre di un Disturbo del Comportamento Alimentare sono: digiuno, restrizione dell’alimentazione, crisi bulimiche, vomito autoindotto, assunzione impropria di lassativi e/o diuretici al fine di contrastare l’aumento ponderale, intensa attività fisica finalizzata alla perdita di peso.I principali Disturbi del Comportamento Alimentare sono l’Anoressia Nervosa e la Bulimia Nervosa. Altri disturbi sono: il Disturbo da Alimentazione Incontrollata,o BingeEatingDisorder( BED), caratterizzato dalla presenza di crisi bulimiche senza il ricorso a comportamenti di compenso e/o di eliminazione per il controllo del peso e i Disturbi Alimentari Non Altrimenti Specificati (NAS), categoria utilizzata per descrivere quei pazienti che, pur avendo un disturbo alimentare clinicamente significativo, non soddisfano i criteri per una diagnosi piena.

Soffrire di un disturbo alimentare influisce  su ogni aspetto della vita di una persona; sembra che tutto ruoti attorno al cibo e alla paura di ingrassare. Cose che prima sembravano banali, diventano difficili se non impossibili e motivo di forte ansia, come andare in pizzeria, al ristorante con gli amici, partecipare ad un compleanno o ad un matrimonio. Spesso i pensieri sul cibo assillano la persona anche quando non è a tavola, ad esempio a scuola, o sul lavoro, terminare un compito diventa difficilissimo perché sembra che ci sia posto solo per i pensieri su cosa si “debba” mangiare, sulla paura di ingrassare o di avere un’abbuffata.

Solo una piccola percentuale di persone che soffre di un disturbo alimentare chiede aiuto, questo perché la persona all’inizio non sempre si rende conto di avere un problema. Nell’Anoressia , ad esempio, l’iniziale perdita di peso può portare la persona a sentirsi meglio, a ricevere complimenti, a vedersi più magra, più bella e a sentirsi più sicura di sé.Molte volte infatti sono i familiari a denunciare questo disturbo e a mobilitarsi per individuare un adeguato trattamento. Nei casi più gravi si ricorre all’ospedalizzazione in modo da monitorare per un periodo determinato l’alimentazione dell’adolescente. Se si interviene tempestivamente è possibile evitare lo stress di un ricovero ed andare a lavorare su quelle che sono realmente le cause.

Un intervento fondamentale per i DCA è,oltre a quello medico- alimentare, è quello psicoterapico. Tra gli approcci più efficaci c’è la  Psicoterapia Familiare. Il fulcro del malessere della persona con disturbi alimentari risiede quasi sempre nelle dinamiche familiare di una famiglia disfunzionale; in età preadolescenziale o adolescenziale( sempre più spesso anche in età da scuola primaria)  il rapporto problematico col cibo è spesso l’unico modo che ha l’individuo per manifestare un malessere che riguarda la famiglia (genitori separati o poco presenti,liti e abusi, scarsa attenzione ai bisogni primari dei figli ecc..).Vi starete sicuramente chiedendo: “Perché dovrebbe sottoporsi l’intera famiglia ad una terapia se il problema è del singolo?” Ebbene secondo l’approccio Sistemico-Relazionale, il soggetto che manifesta qualche disturbo è spesso una manifestazione di un  malessere generale, che interessa tutto il suo entourage familiare , e lui altro non è che l’elemento più debole che rende manifesto ciò che è latente.

Il disturbo si manifesta soprattutto in età adolescenziale ed è noto che questo periodo di crescita individuale è costellato da una moltitudine di sentimenti e cambiamenti ed è la prima fase che sancisce  un certo distacco ribelle del ragazzo dai propri genitori.  Ogni malessere o benessere vissuto in infanzia con i propri genitori, sfocia in un relativo comportamento durante l’adolescenza.

Con questo vorremmo procurarvi una nuova lente per poter guardare questa realtà: se  è vero che i media e i social network influenzano la formazione dell’immagine di sé, è anche vero che la famiglia incide in maniera più determinante sulla personalità di ognuno di noi  e spesso i ragazzi adottano determinati comportamenti per protestare, per urlare, a loro modo, contro una realtà che li sta soffocando. Stiamo parlando di figli abbandonati a casa perché i genitori son troppo indaffarati, figli di genitori litigiosi, privati dell’amore di cui hanno bisogno.

Durante le sedute di Psicoterapia familiare, il terapeuta parte dal sintomo, dall’adolescente e  dalla sua cattiva relazione con il cibo, per poi giungere a rendere tutti consapevoli che la vera ragione del malessere dell’adolescente risiede nelle dinamiche familiari . Infine durante gli incontri offre ad ogni componente le strategie per affrontare e superare il malessere.

Va precisato che un disturbo alimentare può manifestarsi anche in età adulta o avanzata, sono molti i casi di obesità o eccessiva magrezza nella popolazione adulta. In questi casi il cibo ha valore compensatorio  o di richiesta di attenzione . Alla base vi è quasi sempre un profondo malessere individuale che viene taciuto e celato, come la mancanza di gratificazione professionale o affettiva.

 

Scritto da Giacomina Ferrarese e Maria Bazzano.
Scritto da Giacomina Ferrarese e Maria Bazzano.
Redazione

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