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LA MADRE ……”la vita è tutta in quel seme”

La madre

La vita è tutta in quel “seme”

 

La bambina è diventata una donna ormai. E’ pronta e la madre l’ammira, in quei passi sinuosi, in quegli occhi che brillano si rivede bambina.

Sua figlia possiede forza e passione, voglia di libertà, amore intenso per ogni essere che respiri e si specchi alla luce del sole.

E allora la pellicola si riavvolge e la giovane madre, ritorna ragazza.

E quel ragazzo a cui ha donato la sua verginità, lo rivede accanto. Stretti nella morsa dell’amore, acerbi e belli, spettinati al vento dei pensieri, non sono ancora consapevoli di ciò che sarà il loro futuro.

A sedici anni, il primo bacio dato a quel ragazzo poco più grande, ma già adulto, idee e punti di vista opposti a confronto, che crescono insieme e si incontrano.

Amori unici e rari, ma veri. Quella giovane madre, mentre si specchia nella pellicola si accorge che gli occhi del suo ragazzo sono gli occhi del suo bambino, ormai uomo, gli stessi lineamenti, lo stesso sorriso, accarezza il suo petto, ascolta il tintinnio del cuore, è quello di suo figlio.

Il figlio che adora la vita nella sua concretezza, la natura e la sua bellezza, le radici che sostengono, la libertà di ogni essere sulla faccia della terra.

La giovane madre non ha finito di riavvolgere quella pellicola e rivede ancora le labbra di suo figlio bambino, carnose e morbide, l’allegria del piccolo e la gioia della fanciullezza, la riportano alla realtà.

Ma non abbandona ancora la pellicola,, le sue dita si fermano in un punto preciso, esattamente in quel momento in cui il “seme” di vita ha incontrato il suo nido, un momento unico e intenso, il momento in cui due vite si uniscono in un solo corpo, intreccio indissolubile di carezze, sospiri di vento e profumo d’amore.

E le dita ancora scorrono su quella pellicola, per arrivare poi lì a quel punto che racconta lo strappo. Il “seme” custodito, amato, protetto, ha germogliato.

La giovane madre ricorda troppo bene quel momento, le basta chiudere gli occhi e rivedere e risentire l’attimo in cui il suo primogenito lascia il suo corpo e si aggrappa al suo seno.

Una nuova vita. Ora la madre ha un unico pensiero crescere suo figlio. La natura ha preso il sopravvento, la natura ha vinto.

La donna è grata a quel seme che l’ha resa infinito.

Il figlio dell’amore per la giovane madre sarà sempre parte di sé, insieme a quel ragazzo, che nella pellicola le stringe forte la mano.

Marta Loiudice

Marta Loiudice

Di Marta Loiudice

Nata nel 1973, il giorno di Capodanno, nel tacco di questo stupendo stivale, esattamente ad Altamura. Lavora da più di vent’anni in un’azienda che produce mobili imbottiti e intanto nei ritagli di tempo prova a scrivere, tant’è che ha buttato giù un libro di circa trecento pagine (“Un uomo, una vita, una storia” ed. Bookbuilders), qualche racconto breve e un bel po’ di poesie (pubblicati in varie antologie). Collabora con “In citta”, un periodico di cultura, arte e tradizioni popolari e infine fa parte di una compagnia teatrale: “I Comunicattori”.