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Ciò che noi siamo oggi non è altro che il frutto delle nostre esperienze passate. Ogni nostro vissuto tesse la sua tela nella mente e lascia il suo ricordo, influenzando, giorno dopo giorno, il nostro presente, le nostre decisioni e il nostro modo di stare al mondo. Più un vissuto ci provocherà delle emozioni forti, più il suo ricordo sarà indelebile nella nostra mente. Il giorno del nostro matrimonio, la nascita di un figlio, il nostro primo bacio, la nostra laurea e chi li dimentica più?

Ma se il vissuto ci ha provocato emozioni negative? Quando una persona vive un’esperienza traumatizzante, il suo presente risulterà quasi bloccato a quel momento.. tutto sarà inglobato nel turbine di emozioni negative ad esso legate e la persona non si sentirà più viva. Ci si riferisce a  quelle situazioni in cui la persona ha vissuto, o assistito, o si è confrontata con un evento che ha implicato morte, minaccia di morte o gravi lesioni proprie o di altri (aggressioni personali, disastri, guerre e combattimenti, rapimenti, incidenti o malattie gravi). Questi eventi vengono vissuti con una grande paura; ci si sente impotenti, arrabbiati, spaventati, si cercano le spiegazioni. “Perché proprio a me?” quanti di noi hanno pronunciato questa frase?

Ma una volta che l’evento è  stato vissuto cosa lascia nella persona? Successivamente il ricordo dell’evento diventerà una vera e propria ossessione sotto forma di immagini, pensieri, incubi e sogni spiacevoli. Si presenterà difficoltà ad addormentarsi o a mantenere il sonno, irritabilità o scoppi di collera, difficoltà a concentrarsi, ipervigilanza ed esagerate risposte di allarme. Gli occhi, il nostro specchio dell’anima, manifesteranno i nostri pensieri: tristi, spenti e spaventati. Ogni singolo elemento legato all’evento verrà allontanato, altrimenti alla sola esposizione , si vivrebbe un intenso disagio psicologico. Il presente viene così schiacciato da quell’orrendo passato e questo disagio, se persistente ed intenso, porterà alla manifestazione di un vero e proprio Disturbo Post Traumatico da Stress.

L’insorgenza di tale disturbo  può intervenire anche a distanza di mesi dall’evento traumatico e la sua durata può variare da un mese alla cronicità. È importante quindi convincersi a chiedere aiuto a qualcuno che possa ridimensionare la realtà, attraverso un percorso guidato di presa di coscienza e allontanamento da ciò che ci  è accaduto.

Attraverso un percorso di psicoterapia cognitivo-comportamentale, ad esempio, la persona potrà essere  aiutata  ad identificare e controllare i pensieri e le convinzioni negative, e ricercare  pensieri e  comportamenti più funzionali e vantaggiosi in relazione all’evento traumatico vissuto.

Una volta stabilito un legame di fiducia profonda con il proprio terapeuta, la persona verrà guidata a rivivere l’evento traumatico raccontandolo. Percependosi in un luogo sicuro e protetto, avrà modo di rielaborare quanto vissuto e tenere sotto controllo i sintomi acuti dell’ansia anticipatoria. Attraverso questo colloquio, questo racconto, verrà accompagnata a normalizzare la sua vita quotidiana, a rilassarsi grazie anche all’utilizzo di specifiche tecniche di rilassamento ed educazione respiratoria che potrà anche utilizzare nella sua quotidianità. Il terapeuta passerà poi al rendere la persona consapevole dei suoi pensieri intrusivi  riguardanti l’evento, in modo da permetterle una visione globale più sostenuta  e controllata

Tra gli strumenti più usati in terapia, soprattutto per il disturbo post traumatico da stress, molto utile è la tecnica della desensibilizzazione che consiste nell’esposizione graduale all’evento fobico e ansioso. Ad esempio,  se il disturbo post traumatico da stress non permette più all’individuo di avvicinarsi all’acqua, gli si farà guardare il mare da lontano, poi lo si avvicinerà alla spiaggia, poi su bagnasciuga, poi gli si farà sperimentare com’è mettere un piede nell’acqua, poi entrambi, poi com’è avere l’acqua fino alle caviglie, e così via, fino ad avere la capacità di muoversi liberamente in acqua.

È però importante che il terapeuta possa contare sull’appoggio di un familiare che sosterrà la persona lungo questo percorso difficile verso la consapevolezza ed il cambiamento. Questo familiare sarà fondamentale sia durante le terapia, sia nel dopo, a casa, quando la persona si sentirà di nuovo sola ed in balia del proprio vissuto.

Proprio per quando sarà a casa, il terapeuta assegnerà dei compiti mirati e progettati insieme che consisteranno in diari di automonitoraggio in cui bisogna semplicemente annotare le proprie giornate, i propri pensieri, in modo da valutare quanto ancora intrusivo è il ricordo dell’evento.  Il diario sarà come il terapeuta durante le sedute, un buon ascoltatore che metterà la persona a proprio agio e la condurrà verso una nuova vita quotidiana..

 

“Se sei ancora attaccato ad un vecchio sogno di ieri, e continui a mettere dei fiori sulla sua tomba ad ogni momento, non puoi piantare i semi per un nuovo sogno che possa crescere oggi”
(Joyce Chapman)

Maria Bazzano Mina Ferrarese

Di Maria Bazzano Mina Ferrarese

FERRARESE GIACOMINA , nata a Gravina in Puglia il 05/07/1986. Laureata in Psicologia Clinica presso l'Università degli Studi di Bari Iscritta all'Albo degli Psicologi da Gennaio 2015. Esperienze lavorative: -in ambito ospedaliero con pazienti affetti da SLA, Alzheimer, post coma mediante programmi di Comunicazione Aumentativa ed Assistita e terapia occupazionale; - in ambito di comunità- Diurni per disabili, con persone con grave ritardo mentale attraverso interventi di natura comportamentale, volti a ridurre comportamenti problema con comportamenti socialmente più adeguati; - in ambito di cooperativa sociale, tirocinio di affiancamento ad uno psicologo in cui ho assistito a consulenze psicologiche, spazi neutri, gruppi di auto-mutuo-aiuto, sostegno alla genitorialità e assistenza specialistica ad un minore con lieve ritardo mentale in un asilo comunale da questi frequentato. Mi chiamo Maria Bazzano e sono una psicologa dell' età evolutiva, cresciuta e formata in Puglia. Credo che nessuno si costruisca da solo e proprio per questo ho scelto di lavorare nella mia comunità, in provincia di Taranto; occupandomi di bambini con diverse problematiche e dei loro familiari.