borderline

La personalità è il modo  più o meno costante che ciascuno di noi si è costruito nel corso della vita per dare significato alle cose. E’ l’insieme di configurazioni di esperienze e di azioni stabili che influiscono il modo di rapportarsi con gli altri e con il mondo.

La personalità rappresenta le “lenti” che utilizziamo per guardare  e per guardarci dentro. A seconda dello spessore e delle caratteristiche delle lenti il mondo ci apparirà in un modo piuttosto che in un altro.

Ognuno di noi indossa le sue “lenti” e ha dunque uno stile di rapporto con gli altri che è caratterizzato da determinati tratti. Normalmente questi tratti sono sufficientemente flessibili a seconda delle circostanze: così in alcuni momenti sarà utile essere più dipendenti o passivi del solito, più centrati su di sé,  mentre in altri sarà più funzionale esserlo meno.

Accade però che in alcuni individui questi tratti di personalità siano rigidi, pervasivi e indipendenti dal contesto tanto da generare molta sofferenza nella persona stessa ma anche in chi gli sta intorno. Ad esempio, alcune persone tendono costantemente a sospettare degli altri, comprese le persone che gli vogliono bene, allontanando di fatto da sé tutte le persone potenzialmente in grado di dare loro affetto e dalle quali riceverlo.  Altre, invece, hanno costante bisogno di rassicurazioni e di qualcuno che li aiuti a prendere decisioni che da soli temono di non riuscire a prendere.

Di solito i tratti sono così consueti e stabili che le persone stesse non si accorgono di mettere in atto comportamenti rigidi e inadeguati che suscitano le reazioni negative degli altri e che generano sofferenza sia in loro che nelle persone vicine. Al contrario, si sentono sempre le vittime della situazione e alimentano il proprio disturbo. In altre parole, queste persone non si rendono conto di indossare le lenti inadatte al contesto e sono spesso convinte che il problema sia “fuori” di sé.

Il termine Borderline significa “limite” o “linea di confine” e indica la principale caratteristica del disturbo: come una persona che cammina su una linea di confine tenderà a sconfinare in due differenti territori, così il paziente affetto da Disturbo di Personalità Borderline oscilla tra due estremi.

Disturbo Borderline di Personalità (DBP), infatti,è caratterizzato da emozioni negative intense, problematiche interpersonali e comportamenti impulsivi e discontrollati. E’ essenzialmente un disturbo della regolazione delle emozioni. Le persone borderline possono oscillare rapidamente, ad esempio, tra la serenità e la forte tristezza, tra l’intensa rabbia e il senso di colpa. A volte emozioni differenti sono presenti nello stesso momento, tanto da creare caos nell’individuo e nelle persone a lui vicine.

Le persone che hanno questo disturbo fanno fatica a  stabilire rapporti di amicizia, affetto o amore stabili nel tempo,  vivono con estrema intensità dei rapporti che quasi sempre  falliscono o risultano emotivamente distruttivi e trascinano altri, familiari e partners in un vortice di emotività,  dal quale spesso è difficile uscire.

Questi soggetti, infatti, sperimentano emozioni intense e devastanti e le manifestano in modo molto drammatico. Proiettano spesso le loro inadempienze sugli altri, sembrano vittime degli altri quando ne sono spesso i carnefici e si comportano in modo diverso nel giro di qualche minuto o ora.

L’aspetto più evidente e preoccupante del disturbo borderline è che presenta sintomi potenzialmente dannosi per il soggetto (abbuffate, uso e abuso di sostanze, guida spericolata, sessualità promiscua, condotte antisociali, tentativi di suicidio, ecc.) e si associa a scoppi improvvisi di rabbia intensa.

La labilità affettiva e i problemi di gestione della rabbia vanno di pari passo.  Si è emotivamente disregolati, che  vuol dire non riuscire a tollerare e modulare le proprie emozioni. A volte questi individui non sono nemmeno in grado di riconoscere le proprie emozioni.  E’ come se i soggetti borderline avessero imparato ad evitare gli stimoli emotivi negativi, sviluppando, per così dire, una sorta di “fobia delle emozioni negative”, dunque, nel tentativo di controllare i propri picchi emotivi, ricorrono all’azione impulsiva, agiscono senza riflettere. L’impulsività si può esprimere con esplosioni di rabbia e litigi anche molto violenti. Lo stile di vita sregolato porterà queste persone ad avere relazioni personali caotiche e costante paura dell’abbandono.

Poiché la persona borderline non riconosce di esserlo, la maggior parte delle volte la richiesta di aiuto psicologico viene mossa da un’altra persona. Perciò il contatto con la persona interessata resta il nodo più difficile. La psicoterapia cognitivo comportamentale è uno degli approcci più efficaci in queste circostante, poiché parte dal presupposto che alcune credenze di base disfunzionali, come  il pensiero dicotomico (bianco o nero) e un senso precario dell’identità costituiscono gli aspetti che maggiormente caratterizzano il paziente borderline. Tali credenze influenzerebbero i pensieri automatici del paziente, dando luogo a distorsioni cognitive.  Quella più comune nel DBP è il pensiero dicotomico che corrisponde ad una valutazione estrema delle situazioni in termini di categorie che si escludono a vicenda (ad esempio, buono/cattivo). Ciò condurrebbe alle reazioni emotive eccessive e alle azioni impulsive e autodistruttive. L’obiettivo della terapia è individuare e modificare pensieri e credenze disfunzionali, sostituendoli con altri più adattivi.

La terapia si sviluppa su due piani: il trattamento individuale e il trattamento di gruppo. Nel trattamento individuale si lavora sui vissuti del paziente; nel trattamento di gruppo vengono insegnate specifiche abilità: abilità di problem solving e di mindfulness.  La mindfulness propone un percorso di addestramento che porta l’individuo a sviluppare la capacità di ottenere una visione chiara dei propri pensieri, delle proprie emozioni e sensazioni considerando le conseguenze legate al caso vivendo momento dopo momento, grazie a delle particolari tecniche di meditazione. Attraverso abilità di problem solving, la persona affronta il problema suddividendolo in vari passaggi che verranno affrontati, analizzati e superati uno per volta.

 

 

 

Maria Bazzano Mina Ferrarese

Di Maria Bazzano Mina Ferrarese

FERRARESE GIACOMINA , nata a Gravina in Puglia il 05/07/1986. Laureata in Psicologia Clinica presso l'Università degli Studi di Bari Iscritta all'Albo degli Psicologi da Gennaio 2015. Esperienze lavorative: -in ambito ospedaliero con pazienti affetti da SLA, Alzheimer, post coma mediante programmi di Comunicazione Aumentativa ed Assistita e terapia occupazionale; - in ambito di comunità- Diurni per disabili, con persone con grave ritardo mentale attraverso interventi di natura comportamentale, volti a ridurre comportamenti problema con comportamenti socialmente più adeguati; - in ambito di cooperativa sociale, tirocinio di affiancamento ad uno psicologo in cui ho assistito a consulenze psicologiche, spazi neutri, gruppi di auto-mutuo-aiuto, sostegno alla genitorialità e assistenza specialistica ad un minore con lieve ritardo mentale in un asilo comunale da questi frequentato. Mi chiamo Maria Bazzano e sono una psicologa dell' età evolutiva, cresciuta e formata in Puglia. Credo che nessuno si costruisca da solo e proprio per questo ho scelto di lavorare nella mia comunità, in provincia di Taranto; occupandomi di bambini con diverse problematiche e dei loro familiari.