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Tutti in viaggio su una zattera

Tutti in viaggio su una zattera

FAGLIE – PLACCHE – SISMA

Continuo movimento, tutto in divenire

 

Raccogliere le forze nel dolore è difficile, ma proprio il dolore dovrebbe trasformarsi in linfa donando all’essere umano la capacità di rialzarsi e migliorarsi.

La tragedia dell’Italia Centrale appartiene a tutti, deve portare ogni singolo a riflettere, a porsi domande.

L’Italia centrale è una zona sismica molto attiva, dove si localizzano faglie il cui movimento può essere impercettibile e di conseguenza, i terremoti che si verificano sono di bassa intensità; i geologi la chiamano “ intensità di fondo”, ma a volte, il movimento può provocare una forza maggiore e quindi un terremoto disastroso.

La storia ci ricorda che tra il diciassettesimo e diciottesimo secolo la stessa zona fu interessata da terremoti che rasero  al suolo intere città. E proprio il 7 ottobre 1639 Amatrice fu distrutta, com’è avvenuto il 24 agosto 2016, anche questa volta le onde sismiche non sono riuscite ad attenuarsi, in quanto il sisma è avvenuto a pochi chilometri di profondità (4 km circa), la storia ha voluto ripetersi, per destare e spolverare le menti annebbiate dalla quotidianità…

Intanto la terra continua ancora a tremare nell’Italia centrale in questo 2016 e sembra non voglia proprio fermarsi, anche Norcia e tutte le zone limitrofe sono state toccate, negli ultimi giorni di ottobre, la gente si è svegliata nel terrore di rimanere senza un tetto.

E allora alla luce di questa tragedia dobbiamo imparare a chiederci: perché?  A capire su cosa poggiamo? Cosa possiamo fare? Per il nostro territorio, per l’Italia intera, per la nostra Terra, tutti e insieme?

È giusto chiedere, studiare e ancora di più investire nella sicurezza per regalare un mondo migliore.

L’inizio potrebbe essere proprio questo.

E poi ancora un altro piccolo sforzo potrebbe essere quello di accantonare il desiderio di accumulare denaro a scapito della vita, non ignorare le norme e gli studi antisismici e chi sa se in un “futuro prossimo” potremmo vivere i terremoti come i nostri lontani “amici giapponesi”.

Marta Loiudice

Di Marta Loiudice

Nata nel 1973, il giorno di Capodanno, nel tacco di questo stupendo stivale, esattamente ad Altamura. Lavora da più di vent’anni in un’azienda che produce mobili imbottiti e intanto nei ritagli di tempo prova a scrivere, tant’è che ha buttato giù un libro di circa trecento pagine (“Un uomo, una vita, una storia” ed. Bookbuilders), qualche racconto breve e un bel po’ di poesie (pubblicati in varie antologie). Collabora con “In citta”, un periodico di cultura, arte e tradizioni popolari e infine fa parte di una compagnia teatrale: “I Comunicattori”.