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Intervista a Dan_den: quando le emozioni,la musica e le sensazioni diventano arte

Made in Murgia prosegue nel suo obiettivo di promuovere artisti murgiani. Per questo oggi abbiamo deciso di intervistare Daniela, giovane ragazza gravinese, che coi suoi disegni esprime tutta la sua essenza.Sei domande per conoscerla un po’ meglio.

1.Descrivici brevemente chi sei 

Mi chiamo Daniela, in arte DAN, firma che non si limita a racchiudere le prime tre lettere del mio nome ma che rimanda a quella frase che una gran fetta delle persone del Sud si è sentita ripetere, almeno una volta nella vita: “Sì nù dàn!” (Sei un danno).
Mi piace considerarmi un puzzle in continua costruzione, alla ricerca di pezzi da raccogliere lungo l’itinerario di questo misterioso viaggio che è la vita. Disegnare ha sempre fatto parte di me e posso ancora sentire fortemente la sensazione di vuoto che mi ha pervaso nel periodo in cui non riuscivo più a farlo. Avevo perso completamente qualsiasi tipo di ispirazione, ritornata, senza che me lo aspettassi, in un bar, nel pomeriggio di una giornata uggiosa di Aprile, mentre in radio passavano un pezzo che adoro e qualcosa mi ha spinta a seguire il fascio di luce creato dal lampadario sopra la mia testa.
Così come nella vita, la musica, le sensazioni e le emozioni, giocano un ruolo principale nei miei disegni. E’ il circondario, che volontariamente o involontariamente mi tocca, la mia fonte d’ispirazione, anche se molti, spinti dal fatto che associo ad ogni disegno una canzone, credono che l’ispirazione arrivi dalla musica. In realtà è un po’ come una reazione a catena, un “attimo”, uno sguardo, un profumo, un gesto mi colpisce, accende l’emisfero destro e mi proietta davanti agli occhi l’immagine, che poi andrò a disegnare, con annessa colonna sonora. E’ per questo che mi piace pensare ai miei disegni come fermo-immagini di una pellicola in continua produzione e proiezione.

2. Qual è l’opera della quale ti senti più fiera?

Sono due i lavori di cui vado decisamente più fiera, “Explore” o #69 e “Ir-razionale” o #12.
“Explore” mette fine alla mia prima “raccolta”, ‘Red(irty) Mind’. Tralasciando la sua ambiguità, il 69 viene considerato il numero dell’equilibrio, degli scambi reciproci. Questo numero, secondo alcuni, è presente quando si sogna di stare, appunto, in equilibrio su qualcosa in bilico, di volare, di camminare in punta di piedi…In punta di piedi proprio come quel pensiero che si è fatto strada nella mia mente quel pomeriggio uggioso, dando vita a tutto questo insieme di emo(sensa)zioni. “Explore” non ha messo solo un punto, ma ha rimandato a capo, facendo scivolare i pensieri nel ‘Chaos’, nella notte di un’ennesima giornata uggiosa, però di Febbraio.
Il termine “chaos” può essere inteso come “Spazio beante/aperto” o “Voragine” e indica, simbolicamente, “l’abisso fatto di tenebrosità, oscurità”. I pensieri, però, non si sono limitati a scivolare nella voragine a sinistra del petto, ma sono riusciti, se completamente o in parte non l’ho ancora capito, a colmare l’abisso, dando vita al nuovo fosforo rosso, con l’aggiunta di una sfumatura in più. Il dio Caos, infatti, pur essendo un miscuglio universale e disordinato della materia, era comunque una divinità capace di generare ed è proprio dai suoi figli che ha cominciato a delinearsi il Cosmo, lasciando così la situazione di Caos per l’ordine. E’ per questo che ‘Chaos Mind’ non dev’essere letto necessariamente e\o esclusivamente sotto una chiave negativa, ‘Chaos Mind’ si avvale dell’equilibrio racchiuso nel numero 69 per raccontare un nuovo viaggio che comunque porta con se souvenir del vecchio.
“Ir-razionale” perché è stato partorito in una giornata di quelle alla “I don’t live today” del sommo Hendrix, in cui ti aspetti di passare le 24h sul letto a fissare il soffitto, e invece ti ritrovi a passare del tempo, piacevole, con te stesso e a viverti come raramente fai, scoprendo che la tua mente è una fonte irrefrenabile di idee. Questo disegno, infatti, è il primo “esperimento” condotto coi puzzle e posso dire, per grandi linee, che rappresenta la dualità che fa parte di me.

3.Cosa vuoi comunicare con la tua arte?

Premettendo che mi piace lasciare libera interpretazione a chi osserva i miei disegni e apprezzo molto quando qualcuno mi mette a conoscenza del proprio punto di vista, nel momento in cui decido di rendere pubblico un disegno, spero sempre che attraverso quelle linee e quei colori venga fuori ciò che provo realmente. E’ anche un modo per dire a chi ci si ritrova a pieno, che si tratti di un disegno che rimanda a sentimenti “tristi” o “felici”, che non è solo in quello “stato”, che non c’è nulla di male nel provare quei sentimenti e che per nessuna ragione al mondo bisogna vergognarsene.

4. quanto pensi che il territorio murgiano abbia influito sulla tua opera?

Prima di influire sulla mia arte, penso che la Murgia abbia influito molto sulla mia persona, sin da piccola. Ricordo ancora il giorno in cui ci ho messo piede per la prima volta, era estate e c’erano i miei genitori e mio nonno, che mi raccontava alcune delle sue vicende che ricordo a tratti perché rimasi come ipnotizzata da quelle macchiettine rosse che invadevano il paesaggio, i papaveri. Che belli che sono! E’ un fiore che ammiro e a cui mi sento molto legata, può esserci un vento di tramontana ma i suoi delicatissimi petali restano lì, attaccati allo stelo. E’ un esempio di straordinaria forza e bellezza a mio parere, ecco perché ho deciso di renderlo protagonista di alcuni dei miei disegni.

 

5. qual è l’opera alla quale ti senti più legata e perché?

E’ molto difficile rispondere a questa domanda perché essendo rappresentazioni di ciò che provo ovviamente c’è un forte legame con tutti i disegni, ma credo che il “prediletto” sia il numero #21 della raccolta Red(irty) Mind, “There is a light…”. Questo disegno rappresenta la voglia di continuare anche quando sembra che non ci sia più niente da fare, quando sembra di essere rimasti completamente al buio e non saper più dove andare, perché, come cantano gli Smiths, c’è una luce che non si spegne mai e per me quella luce è la Luna, da sempre fedele compagna del mio viaggio.

6. Quali sono i tuoi progetti futuri?
Questa è una di quelle domande da un milione di dollari…Ovviamente spero di fare dell’arte il mio lavoro e usarla come mezzo per aiutare la gente, infatti mi sto indirizzando verso l’ “Arte Terapia”, ma col tempo ho capito che fare progetti non è per me, anche perché per quanto mi sforza di metterli in pratica c’è sempre quella piccola sfumatura che va a modificare i piani. L’unica certezza futura che ho, per ora, è che non smetterò di disegnare.

Per visualizzare i suoi stupendi disegni, potete seguirla su instangram: dan______den o Danieladenora

scritto da: Antonietta Loviglio

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