Oggi, in questa domenica invernale, Madeinmugia ha intervistato Renzo Paternoster , primo classificato al premio Nabovok.

 

1.Lei è il primo classificato della sezione saggistica, come è venuto a conoscenza di questo concorso letterario?

1 – Ho già partecipato l’anno scorso al Nabokov con il mio penultimo libro “La politica del terrore. Il terrorismo: storia, concetti, metodi”, una ricerca sul terrorismo nella storia. Anche in questa occasione fui prescelto tra i finalisti, ma l’abbondante nevicata del gennaio 2017 non mi permise di partecipare alla serata di premiazione.

P.S. Questo libro sul terrorismo ha ricevuto il “Premio speciale della giuria” a giugno dell’anno scorso al Premio Letterario Internazionale Casentino in Toscana.

2. Come ha reagito alla notizia della vincita?

2 – Come ho reagito: (prova a immaginare la mia felicità).

… la soddisfazione è tanta, il comitato di lettura (quello che ha valuto le oltre 200 opere partecipanti) era composta da accademici e giornalisti… ricevere una valutazione positiva da loro, sino all’assegnazione del primo premio, attesta che (modestamente) il mio lavoro “vale”.

3. Il suo saggio prende in analisi la realtà sociopolitica dei campi di concentramento, com’è nato questo interesse?
3 – Il mio ambito di ricerca è la violenza politica… e i campi di concentramento sono, dopo i genocidi, la più alta forma di politica oscena che cerca il trionfo anche nella carne e nel sangue.

4. Ogni scrittore ha dei maestri ,della sua stessa professione, ai quali ispirarsi. Quali scrittori considera i suoi maestri?

Non ho “maestri” particolari. Sai quando si parla di politica, ognuno cerca di “tirare l’acqua al proprio mulino” (in questo caso alla propria ideologia politica). Ebbene, io nei miei lavori ho sempre cercato di essere imparziale, di scrivere sempre la verità sui crimini commessi da qualsiasi ideologia politica. Per questo ho letto molti libri (di sinistra e di destra), documentandomi il più possibile. Cerco ci sono autori che prediligo (come Jacques Sémelin), ma preferisco non legarmi molto a nessuno, conservando per me l’autonomia della ricerca.

5. In un società come la nostra in cui domina l’idea che la letteratura italiana sia morta o che non abbia più alcuna funzione, perché continuare a scrivere?

5 – Scrivo per passione, non solo per vendere i libri. È vero, i libri non si vendono più e molti, peggio, li vogliono gratis. Tuttavia nell’ambito accademico, che non ha statistiche di vendite, se il lavoro è fatto bene ti è riconosciuto una “certo peso culturale” invitandoti a convegni, conferenze e così via. Io, oltre a scrive saggi, faccio parte del comitato scientifico della rivista accademica “Filosofia e Politica. Rivista di studi filosofici, politici e sociali”; sono da moltissimi anni nella redazione “Storia in Network”.

6. Quali sono i suoi progetti futuri?

6 – Sono impegnano su un altro lavoro di ricerca sugli “usi e abusi del nemico”. In pratica ogni capitolo del mio nuovo lavoro espongo le modalità del trattamento del nemico andando all’origine di questo trattamento. Ad esempio: spiego perché si taglia la testa al nemico, perché si violentano le donne del nemico e così via.

Renzo
P.S. Tra gli altri progetti futuri, c’è anche quello di vincere altri premi…. scherzo… forse no!

di: Antonietta Loviglio