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Cultura

Intervista a Annamaria Pappalardi, scrittrice del romanzo “Il rovescio del ricamo”.

Oggi con Madeinmurgia conosciamo Annamaria Pappalardi, scrittrice gravinese, che ha pubblicato con Il Grillo editore il romanzo : “il rovescio del ricamo”. A lei la parola…

-Quali sono i temi che poni al centro della tua narrazione?
Questo è un romanzo ricco di spunti di riflessione e dalle tematiche varie e complesse come la disabilità, la difficoltà di comunicazione, il rapporto fra genitori e figli. La mia scrittura mostra rispetto e sensibilità per le passioni umane, attraverso un modo di raccontare che non vuole esprimere giudizi morali sferzanti.
Mi piace spingermi nell’animo umano per far sì che le sensazioni del lettore passino dal semplice interesse all’immedesimazione nei personaggi, fino alla commozione per le vicende vissute.

Uno dei temi è quello della disabilità che è un tema delicato. Bisogna stare attenti. Si è particolarmente sensibili, suscettibili quando parliamo di questo. Nel mio romanzo non volevo essere ipocrita ma non potevo essere troppo diretta. Mi sono confrontata, ho accettato i consigli giusti e ho aggiustato il tiro su tante espressioni e parole. In ogni caso ho maneggiato qualcosa di fragile, un dolore, una domanda sospesa senza alcuna risposta, una grande responsabilità che bisognava trattare con i modi adeguati. Ci vuole tatto, ci vuole delicatezza. Io spero di averceli messi entrambi nella giusta dose e saranno i lettori a dirmi se sono riuscita nel mio intento.
Il filo conduttore è senza dubbio l’amore. L’amore salva il mondo. l’amore per la vita salva il mondo. Un amore che si traduce in un amore verso il mondo, verso al natura, verso le nostre persone, nelle molteplici forme che l’amore può assumere. Siamo abituati ad una ricerca verso l’esterno da noi stessi, siamo protesi a cercare la felicità nelle cose che sono fuori di noi. L’amore per la vita, nelle sue difficoltà e imperfezioni, si traduce in una ricerca dentro noi stessi dove albergano le nostre energie vitali. L’amore per la vita è una direzione che da noi parte e verso noi è rivolta.

Quando scrivo non racconto personaggi, voglio raccontare sentimenti. Ora la forma che assumono, quella di un uomo o di una donna, di un’anziana zia o di una single vulcanica e straordinaria poco importa. Loro sono l’espressione di un sentimento, di un’idea che prende un corpo e una forma per diventare concretezza, per uscire dal mio mondo immaginativo e prendere vita attraverso la forma delle parole, le mie, le loro, il loro carattere, la loro indole, le loro fragilità e la loro forza che sono anche le mie. Prima di scrivere questo libro come La terza donna avevo a disposizione un mondo, il mio, la mia memoria individuale, la mia immaginazione. Ho voluto estrarre da questo mondo un discorso, un racconto, un sentimento, poi un secondo e poi tanti altri. Ho isolato e connesso tra loro i personaggi, le loro storie per arrivare ad un accordo di parole e pensieri che hanno in comune questo spasmodico Amore per la vita, l’osservazione di essa, la celebrazione infine.
Mi sono immedesimata in un uomo. Ho cercato di farlo. È ovvio che l’operazione resta per certi versi resta incompiuta. È stato però divertente provarci ed esserci in parte riuscita. Riccardo del resto è un po’ me, un po’ quello che penso sia un uomo, un po’ quello che penso debba essere un uomo. Un mix di cuore e coraggio, un uomo che sa trasformare le sue debolezze in Una forza incredibile che condivide con gli altri e che non tiene invece egoisticamente serrata.

Un altro tema è l’abbandono di un genitore. Nella fattispecie l’abbandono della propria madre provoca un enorme vuoto emotivo in un figlio a tal punto da distruggere la stabilità emotiva di chi subisce l’abbandono. Questo vuoto può tradursi in incertezze, attaccamenti insicuri, bassa autostima, sfiducia. Riccardo realizza su se stesso anche attraverso il racconto della sua storia un esercizio di introspezione che lo porterà a distanziarsi da quanto accaduto, a comprendere e elaborarlo. In questo lui stesso riconosce un ruolo fondamentale alla parola e all’amore.

– Come nasce il romanzo ” Il rovescio del ricamo”?

Questo romanzo è nato da una promessa, quella fatta a mio nonno Nicola Pappalardi. Raccontava con passione le sue vicende di ragazzo e uomo, quelle di un tempo lontano a cui guardava con nostalgica compiacenza. Mi estorse letteralmente la promessa di scrivergli un libro. Non credo abbia mai conosciuto la mia passione per la scrittura, ma ero una studentessa universitaria e questo gli bastava per credere di esserne capace. Ho mantenuto la mia promessa dipingendo un personaggio come quello di nonno Riccardo a immagine e somiglianza del mio. Spero ne sia orgoglioso. Un nonno amorevole, ironico, saggio, affettuoso. Un nonno che nella famiglia di Riccardo rappresenta un valido supporto nella gestione delle difficoltà familiari. Lui, a differenza dei genitori di Riccardo, si accorge del grande dissidio interiore del nipote, della sua fragilità e con la sua delicatezza e semplice saggezza cerca di garantirgli un contesto intimo significativo, ricco di emozioni che si raccoglie intorno al momento del racconto delle sue esperienze giovanili e di tutto il suo vissuto e intorno al gioco degli scacchi. Le mosse vincenti Nonno Riccardo non le attua sulla scacchiera ma nella vita di Riccardo. Nonno Riccardo aiuta suo nipote che porta lo stesso nome a trovare il proprio io, condivide molto del suo tempo, lo ascolta e gli parla e rappresenta un modello da poter prendere come riferimento. La loro è una relazione vitale, elettiva.
– Quanto la terra murgiana ha influito sulla tua produzione?

Le mie origine sono gravinesi ma sono nata e ho vissuto nella provincia di Roma. Nettuno, la città in cui ho vissuto fino all’età di 15 anni. Mi piace viaggiare e di ogni posto innamorarmi. Ai miei libri consegno le più belle immagini che i luoghi mi regalano. C’è sempre un riferimento alla mia terra ma i miei personaggi si spostano in continuazione per tutta l’Italia.
– Quali sono i tuoi progetti futuri?

Nel mio futuro prossimo e lontano c’è un progetto ambizioso: continuare a scrivere e a raccontare

– E noi saremo felici di continuare a seguirti, Saluti dalla redazione.

Di Loviglio Antonietta