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Intervista alla Prof.ssa Elisa Pieragostini, referente del progetto Plauto

Oggi conosciamo  la Prof.ssa Elisa Pieragostini, Referente del Progetto Plauto, a lei la parola…

1-  Si terrà mercoledì 11 aprile alle h 16:30  presso l’ I.I.S.S. “Nervi Galilei” di Altamura, la prima giornata informativa dal titolo  “La lana: da rifiuto a risorsa” , come nasce l’dea?

1) L’idea nasce dalla realtà economica dell’allevamento ovino, una realtà poco protetta e poco remunerativa, all’interno della quale, per la tutela degli operatori, ogni onere economico può portare ad un bilancio negativo dell’attività.
La lana, in particolare quella delle pecore “da latte”, oggettivamente non di qualità eccelsa, ha rappresentato il punto di partenza imprescindibile per la produzione dei materassi e delle coperte imbottite locali e non ha perso, fino a qualche tempo fa (anni 60-70) il proprio valore di base, costituendo un valore aggiunto alla produzione di carne e latte (con il valore aggiunto ovviamente dei formaggi); oggi, a partire dagli anni 60-70, i materassi sono stati e vengono prodotti con lattice e molle e questa lana si è trasformata molto rapidamente da una risorsa ad un onere, fino al rifiuto.
Tosare le pecore per un problema di benessere e quindi di redditività dell’allevamento, è stata e rimane una necessità dell’allevamento ma, il prodotto risulta spesso come un onere economico aggiuntivo per l’allevatore che deve farsi carico di pagare, oltre l’operazione di tosa, anche lo smaltimento del prodotto che è considerato dalla legge come un “rifiuto speciale”.
La lana è ceduta per lo più a prezzi bassissimi e gli allevatori tendono a consegnarla il più presto possibile a chi la vuole liberando così dello spazio. La lana viene ceduta di norma a prezzi che non ripagano neppure le spese della tosa.
Dando per acquisito che questa realtà non rappresenta un problema per il totale dell’allevamento, ne rappresenta in ogni caso per la stragrande maggioranza degli allevamenti.
Il modificarsi di tecniche e tecnologie può, ad oggi fare risorgere questa lana “povera” ma è necessario per arrivare a questo, riportare negli allevamenti la cultura della tradizione persa nella operazione di raccolta della lana stessa, creare il supporto indispensabile per poter disporre di grandi quantitativi di lana grezza –sucida- ; raccogliere grandi quantitativi (creando consorzi ed associazioni) che possano portare ad una contrattazione di mercato, ripristinando e riportando in auge poi la filiera di lavorazione del prodotto pescando nella novità, nell’innovazione e nella tradizione.

2) Saranno presenti anche giovani dell’indirizzo agrario e di moda. Quanto è importante la conoscenza di questo prodotto presente da sempre nel nostro vestiario?

2) La lana è, non solo da oggi, una componente importante del nostro abbigliamento, dal tessuto diverso per peso, colore, disegno, trama ed ordito, si presta per le ben note qualità isolanti a coprire “la scimmia nuda” proteggendo sia dal caldo che, soprattutto, dal freddo. La lana resiste bene agli agenti atmosferici e mantiene, anche se bagnata le proprie qualità isolanti, non è facilmente infiammabile ed è da considerarsi in assoluto come un prodotto naturale ed ecologico.
La lana è un magnifico passatempo per le nonne; un pullover fatto a mano può essere una carezza calda che dura per anni.

3) Perché partecipare a questo evento?

3) Parlare di lana significa parlare di allevamento e di allevatori, di benessere degli animali, significa aprire uno squarcio sulle meccaniche del mercato, sulla storia e prospettare un futuro solo apparentemente limitato.

di: Loviglio Antonietta