VINCE IL PIÚ FORTE
MA CHI È IL PIÚ FORTE?
Da sempre gli uomini si sono lasciati influenzare dalle mode del momento, spesso omologandosi e creando stereotipi da emulare.
Ma chi crea le mode e di conseguenza gli stereotipi?
Verrebbe da dire che la società è la causa principale di ogni male e ogni bene, la prima creatrice di mode.
Di conseguenza, essendo la società un insieme di uomini, gli artefici di tutto sono proprio loro: gli uomini.
A volte alcune mode possono avere caratteristiche negative; nascono da una cerchia di persone tendenzialmente portate a primeggiare, magari per nascondere le proprie insicurezze. E proprio queste mode si estremizzano al punto tale da diventare dannose per la società stessa, bloccandola nella crescita.
Si pensi, al “bullismo”, una forma di comportamento sociale di tipo violento, di natura sia fisica che psicologica, oppressivo e ripetuto nel corso del tempo, attuato nei confronti di persone fragili. Il “bullo” è diventato un soggetto di moda, soprattutto tra i giovani e negli ambienti scolastici.
Lo stesso comportamento, o comportamenti simili, in altri contesti, sono identificati con altri termini, come ad esempio il “mobbing”, nell’ambiente lavorativo, tra adulti, oppure ancora, con l’avvento di Internet si è andato delineando un altro fenomeno legato al bullismo, anche in questo caso diffuso soprattutto fra i giovani, il cyber-bullismo.
Ci si chiede quindi il motivo per cui questi fenomeni si espandono a macchia d’olio e una risposta si potrebbe trovare con molta probabilità nella “moda”.
Il bullismo, ad esempio, ormai oggetto di studio, è diventato “moda” tra i ragazzi.
Il termine bullo, da cui bullismo, inizialmente non aveva un’accezione negativa, infatti etimologicamente è da ricondursi a “boel” (olandese) cioè fratello, successivamente il termine si è inglesizzato in “bully”, ossia “bravo ragazzo”, con il passare del tempo, invece, il significato del termine si è capovolto, fino a trasformarsi in sinonimo di “molestatore di deboli”. Il giovane, con estrema e disumana cattiveria si diverte a bersagliare persone incapaci di difendersi adeguatamente, camuffando la propria vigliaccheria in apparente forza e prepotenza. I ragazzi tendono a seguire chi primeggia e chi è apparentemente più forte, per non sentirsi “fuori moda”.
Importante in questi casi il ruolo di una società coesa, intesa come insieme di persone che cooperino per migliorare.
Una società che tende a non omologarsi, ma a mettersi in gioco e a trovare nel “diverso” spunto per cambiamenti che aiutino a migliorare e ad arricchire, sia gli ambienti scolastici, che lavorativi.
Così che il singolo si senta parte integrante di una società, in cui l’apporto di ciascuno tende ad essere positivo per tutti e non solo a se stessi; come in uno spettacolo teatrale, in cui gli attori sono il tutto e all’unisono hanno lo stesso valore, consapevoli che il successo o meno dello spettacolo appartiene al gruppo che sul palcoscenico si intreccia e dove ogni singolo attore riconosce di essere “nessuno” senza il tutto.
Se ciascun uomo raggiungesse la consapevolezza di essere l’attore e l’artefice della propria vita e si unisse al gruppo-società per portare lo spettacolo-vita sul palcoscenico, lavorando insieme per raggiungere l’obiettivo di tutti, allora la “nuova moda” diventerebbe competizione sana, che porterebbe ad una crescita positiva.
Marta Loiudice

Di Marta Loiudice

Nata nel 1973, il giorno di Capodanno, nel tacco di questo stupendo stivale, esattamente ad Altamura. Lavora da più di vent’anni in un’azienda che produce mobili imbottiti e intanto nei ritagli di tempo prova a scrivere, tant’è che ha buttato giù un libro di circa trecento pagine (“Un uomo, una vita, una storia” ed. Bookbuilders), qualche racconto breve e un bel po’ di poesie (pubblicati in varie antologie). Collabora con “In citta”, un periodico di cultura, arte e tradizioni popolari e infine fa parte di una compagnia teatrale: “I Comunicattori”.