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Il presidente Centro Nazionale Geologi ci chiarisce la situazione sismica italiana

Abbiamo intervistato Fabio Tortorici, Presidente Centro Studi Consiglio Nazionale dei Geologi. Gli abbiamo posto alcune domande sulla situazione sismica italiana e sulla prevenzione. A seguire le risposte…

1. l’Italia, e soprattutto il centro, è stata teatro di sciami sismici. Vorrei iniziare chiedendole se ci siano zone preferenziali nella propagazione dei sismi.

L’Italia è posizionata nella convergenza tra due grandi placche, quella africana e quella euroasiatica, il cui movimento e scontro causa l’accumulo di energia che viene rilasciata dai terremoti. Sul nostro pianeta, si registrano solitamente almeno un paio di terremoti distruttivi ogni anno, nel nostro paese mediamente se ne verifica uno ogni 15 anni, con magnitudo superiore a 6,3.
Dal 2003 vige una nuova classificazione sismica del territorio nazionale, tale che 708 Comuni ricadono in aree ad alta sismicità ed oltre 2300 Comuni in aree a sismicità medio-alta.
Essenzialmente le aree a maggiore pericolosità sismica sono ubicate nell’Appennino, fino a protendersi nell’estremo meridionale della Sicilia orientale.
La Sardegna è la regione italiana con minore rischio sismico, mentre la Puglia è caratterizzata da una estrema variabilità, con la provincia di Foggia (Gargano) a sismicità media-alta, le provincie di Bari e Taranto con prevalente rischio medio-basso, fino alla penisola salentina classificata con il grado sismico più basso.

2. Come mai in alcune zone si sente in maniera notevole e in altre non si avverte nemmeno?
La propagazione delle onde sismiche è in funzione di innumerevoli fattori geologici, su tutti il tipo e lo spessore di rocce affioranti. Esistono anche fattori di amplificazione sismica, quali per esempio la presenza di creste rocciose, di depositi alluvionali o di strutture tettoniche. È sempre fondamentale conoscere la locale natura geologica dei terreni in cui insiste un fabbricato od in cui si vuole realizzare.

3. Era o è possibile prevedere le scosse?

Allo stato attuale i terremoti non sono prevedibili, quindi non si può stabilire “quando e dove”. Studi statistici hanno permesso di individuare le aree a maggiore pericolosità sismica. Pertanto, la prevenzione è il migliore strumento di difesa da attuare; oggi gli studi di microzonazione sismica e di risposta sismica locale, permettono ai geologi di fornire nelle fasi di progettazione (oltre che nelle previsioni urbanistiche) una lunga serie di elementi che giocano un ruolo imprescindibile nella sicurezza del territorio e dell’edificato.

4. In Italia quale è lo stato dell’arte della prevenzione e quale è la situazione circa l’adeguamento sismico dei fabbricati esistenti e la realizzazione di nuovi fabbricati antisismici?”

Tante parole e pochi fatti! Dal terremoto del Belice a quello del 2012 in Emilia, per le ricostruzioni sono stati spesi 120 miliardi di euro, a fronte di una media di 2,4 miliardi all’anno con cui lo Stato avrebbe potuto rendere sicuro il patrimonio edilizio del Paese. Una stima del Dipartimento della Protezione Civile, parla addirittura di una media di 3.6 miliardi di euro l’anno spesi per le ricostruzioni. La morale è che per mettere in sicurezza il nostro paese basterebbe un 30% di quanto speso ricostruzione. Si tenga ben presente che queste sono valutazioni economiche, che non tengono conto di altri aspetti non monetizzabili, quali la perdita di vite umane, i dolori ed i disagi patiti dalle popolazioni colpite, danni patrimonio artistico e storico della nazione.
Quanto appena detto vale per il costruito, invece per le nuove costruzioni sono vigenti norme che in parte hanno migliorato la sicurezza dei nostri fabbricati, ma che contengono taluni aspetti ancora lacunosi. Difatti, in un paese reso fragile da innumerevoli forme di rischi naturali (frane, alluvioni, terremoti, ecc.) non è ammissibile che le recenti “Norme Tecniche per le Costruzioni” (le cosiddette NTC 2018), siano carenti riguardo il riconoscimento della figura del geologo quale “progettista specialista” e siano inadeguate riguardo l’esigenza di eseguire accurati studi ed indagini geologiche, da inserire nella modellazione geologica, geotecnica e sismica. Su tale questione il Consiglio Nazionale dei Geologi e numerosi Ordini Regionali, hanno impugnato il recentissimo Decreto con ricorso innanzi al TAR del Lazio.

5. Se mi permette avrei un’altra domanda: perché in Giappone con scosse che raggiungono magnitudo nove i palazzi non crollano, mentre in Italia abbiamo assistito allo sfacelo di interi paesi?

Il Giappone riguardo il rischio sismico e la realizzazione di strutture antisismiche, ha una cultura ed una tradizione nettamente superiore a quella di tutte le altre nazioni del mondo, perché è un paese caratterizzato da una frequenza ed intensità di terremoti molto elevata, quindi di necessità sono riusciti a farne virtù. Il loro è un paese con una profonda diffusione della cultura della prevenzione, incalcolabile fonte di risparmio di vite umane ed economico. In Italia invece manca ancora la consapevolezza che il rischio sismico debba passare inevitabilmente dalla conoscenza geologica del territorio e la logica del prevenire non riesce a prevalere su quella degli interventi post-evento.

Geol. Fabio Tortorici Presidente Centro Studi
Consiglio Nazionale dei Geologi
intervista a cura di: Antonietta Loviglio