PALAZZO VAAZ

Nel cuore del centro storico del caratteristico paese di Casamassima, in provincia di Bari, sorge il palazzo Vaaz, meglio conosciuto dagli abitanti come ‘Castello’, nome con cui intitola la via su cui insiste.

Prospetto principale del Palazzo di Via Castello

Quest’antica dimora padronale fu edificata nel 1100, ed oggi, conservando ancora l’impianto originario, rappresenta il fulcro del borgo medievale della città.

La costruzione originaria è stata più volte rimaneggiata, con l’aggiunta di corpi anche nel cortile interno, e conserva di antico solo una torre esterna a base quadrangolare in stile normanno.

Di particolare interesse artistico-architettonico rimangono il portale rivestito a bugnato alternato a punta di diamante d’ispirazione spagnola, l’architrave, arricchito da triglifi e metope, che presenta due acroteri con motivo a rosetta, la balaustra a colonnine e le finestre che si aprono sul prospetto posteriore del XVII secolo.

Sino alla metà del 1800 è stata la residenza dei feudatari della città, tra cui i signori Casamassima, Acquaviva d’Aragona, De Ponte, Caracciolo, ma prima tra tutti della famiglia Vaaz. Famiglia di origine ebraica ispano-portoghese trasferitasi nel Regno di Napoli, dove godette di diversi titoli nobiliari, nel 1580 con Michele che, nel giro di pochi anni, col commercio del grano, riuscì ad accumulare un’immensa ricchezza e ad essere nominato Consigliere nel Collaterale di Napoli. Nel 1609 investì il suo patrimonio nell’acquisto del feudo di Casamassima, che diverrà ducato nel 1645 con suo nipote e nel 1612 comprò la città di Mola, dove gli fu conferito il titolo di conte un anno dopo, oltre ad altri feudi in Puglia (Rutigliano, Sancesario, Sannicandro, ecc..) dove si produceva grano.

Secondo la leggenda è proprio alla famiglia Vaaz che si deve la denominazione di ‘Paese azzurro’ per Casamassima, in quanto Odoardo, nipote del conte Michele, con l’intenzione di allontanare la peste, giunta nel paese nel 1658 con lo sbarco di diversi marinai, fece un voto a Maria Santissima di Costantinopoli ed ordinò la tinteggiatura del suo palazzo (su cui rimangono ancora le tracce), dei monumenti e delle chiese aggiungendo alla calce viva del solfato di rame, che appunto conferì la tipica colorazione azzurra ed allontanò la malattia.

Il portale con bugnato alternato a punta di diamante, con l’architrave e gli acroteri
La balaustra a colonnine del XVI secolo e la torre in stile normanno

 

Articolo e foto a cura di: Pierluigi Moliterni che ringrazia per l’aiuto fornitogli i signori: Loconsole, Montanaro e Villari

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