“ArchiMurgia: i Palazzi Antichi” : Palazzo Mincuzzi di Bari

PALAZZO MINCUZZI di BARI

A Bari, nel quartiere Murat, all’angolo tra le centralissime via Sparano e via Putignani, in quello che è il salotto e cuore pulsante della città, si erge, maestoso, il palazzo Mincuzzi.

La sua storia risale ai primi anni del 1900, quando Michele Mincuzzi, commerciante ed imprenditore barese, anche grazie all’aiuto dei suoi figli Liborio e Giovanni, decise di unire alla sua prima ditta, aperta nel 1895 tra via Abate Gimmi e via Piccinni, una seconda azienda, che sorgeva proprio in quell’angolo di città dove poi sarebbe sorto il palazzo in questione.

Per rappresentare l’ascesa economica e la potenza imprenditoriale, l’architetto Aldo Forcignanò e l’ingegnere Gaetano Palmiotto progettarono con soluzioni tecnologiche molto avanzate un palazzo che sarebbe divenuto il luogo simbolo della Bari commerciale e soprannominato ‘’la cattedrale del commercio’’ e fu realizzato dall’impresa costruttrice di Giuseppe Garibaldi e fratelli. I lavori, iniziati nel 1926, furono completati nel 1928 ed il 28 ottobre, la famiglia inaugurò il proprio atelier con una gran festa, alla quale presero parte tutte le principali autorità cittadine, le famiglie baresi più in vista e gran parte della cittadinanza.

La linea architettonica del palazzo è ispirata ai più maestosi palazzi parigini sui boulevard, segue cioè il modello di architettura commerciale di inizio ‘900, presente nelle grandi capitali europee: lo stesso fasto di volute e di balaustre, la stessa ricchezza di elementi, la stessa arditezza e varietà di forme. Le facciate prospettiche, raccordate armoniosamente dal grande arco, sono un pot-pourri di elementi architettonici e decorativi come colonne, lesene bugnate, archetti, capitelli ionici, mensoloni, mascheroni, elementi fitomorfi, balconi con colonnine, tra i quali si fanno spazio le molte finestre, dalle forme variegate.

In cima, sul timpano, in posizione dominante su tutte le costruzioni della città, è collocata la cupola, ovvero una sfera interamente rivestita di tessere di vetro, della dimensione di un centimetro quadrato, ricoperte ognuna di una sottile lamina d’oro. Il grande ingresso si trova nell’angolo dell’edificio e proietta il visitatore all’interno di un grande spazio a tutt’altezza su cui si affacciano i ballatoi interni.

La monumentale scala d’accesso ai piani superiori è arretrata in un angolo mentre quella per il livello interrato è al centro del salone. Anche gli interni sono dominati dalla ridondanza degli elementi cari all’Art Nouveau, come le colonne in resina (dal finto effetto marmo) sormontate dai capitelli ionici con elementi vegetali, gattoni con volute e le balaustre in ferro battuto arricchite da linee sinuose che si aggrovigliano a creare intrecci arborei. Ma il palazzo, costruito in calcestruzzo armato cotto e pietra artificiale di cemento, utilizzata fino ad allora solo per il Teatro Margherita nel 1912, unisce elementi tradizionali (le boiserie, le ringhiere, ecc..) ad altri tipici della modernità (pavimenti in graniglia e mattonelle in vetrocemento).

Dopo essere comparso in alcune scene del film del 1991 ‘’La riffa’’ di F. Laudadio, che segnò l’esordio di Monica Bellucci, nel 2001 la Famiglia Mincuzzi decise di chiudere un’epoca e di affittare il suo palazzo all’imprenditore Luciano Benetton.

Recentemente sono stati effettuati dei lavori di restauro, sotto la direzione dell’architetto D. Cusatelli, che hanno fatto riaffiorare l’antica boiserie, nel tempo sepolta sotto pannelli di cartongesso posticci, le vetrate del primo piano ed anche l’antico pavimento con cementine decorate, tipiche del ventennio novecentesco, e che negli anni ‘80 fu occultato da piastrelle in pietra di Trani.

Dal 2000 sul palazzo vige la tutela ai beni artistici: l’architettura esterna ed interna è rimasta intatta; l’unica opera ex novo, sempre con il benestare della Soprintendenza, è l’ascensore interno specchiato brunito che convivrà con quello antico in ferro battuto ancora perfettamente funzionante.

 

Foto e articolo a cura di: PIERLUIGI MOLITERNI