La Regione Puglia si scaglia contro la Regione Sicilia per aver autorizzato l’impianto e la produzione del vino Primitivo.

Una decisione che è stata duramente criticata da Coldiretti Puglia che, in una lettera, ha chiesto alla Regione Puglia di intervenire.

Coldiretti, infatti, sottolinea che questo è solo l’ennesimo attacco alla qualità di vino pugliese: “Giù le mani dal Primitivo che, dopo i casi di bottiglie vendute con ‘DOC’ californiane Napa Valley e Sonoma Country, rischia di subire lo scippo da altre regioni italiane”.

I vini pugliesi sono sicuramente tra i più graditi in Italia. Il primitivo si posiziona infatti al secondo posto delle vendite, spiega Coldiretti Puglia, con un +21%, seguito al quarto posto da un altro vino pugliese, il Negramaro, con un aumento del 15%.

“Va assolutamente scongiurato che in fase di modifica del decreto ministeriale sull’etichettatura dei vini del 13 agosto 2012, sia data la possibilità ad altre regioni di coltivare il vitigno autoctono pugliese”, insiste il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia.

Gianni Cantele, responsabile del settore vitivinicolo di Coldiretti Puglia spiega come la Puglia sia una delle 5 regioni dove si registra un incremento sensibile delle performance delle Indicazioni Geografiche del vino: “pari a 142milioni di euro, con la provincia di Taranto che tira la volata con 42 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente. Il Primitivo è il principale artefice di questa grande performance tutta pugliese”.

Una situazione delicata per il settore dunque, soprattutto se si tiene conto della popolarità anche internazionale dei vini pugliesi tra i quali proprio il Primitivo, ma anche il Negramaro, Susumaniello e il Nero di Troia, e i DOP come il Primitivo di Manduria, Il Salice Salentino e il Castel del Monte.

Sulla questione si è espresso il presidente della Regione Puglia Emiliano che si dice vicino alle preoccupazioni del mondo agricolo pugliese.

“Siamo pronti ad opporre una dura opposizione, in ogni modo e in tutte le sedi consentite,- ha dichiarato il governatore – nell’eventualità possa emergere una proposta che prevede di inserire la varietà Primitivo in disciplinari Dop o Igp diversi da quelli che già lo consentono”.

Emiliano prosegue chiarendo che rispetta la legittima decisione dell’Amministrazione siciliana, ma il governo pugliese “è vigile per far si che le varietà vitivinicole autoctone e le denominazioni di origine pugliese siano adeguatamente tutelate”.

Anche la ministra Teresa Bellanova ha detto la sua sulla disputa: “La legislazione europea e i corrispondenti decreti nazionali proteggono i riferimenti territoriali, le cosiddette indicazioni geografiche, ma non creano la protezione giuridica delle varietà, né impediscono che quelle uve possano essere coltivate anche altrove”.  

Tuttavia, spiega la Ministra per le Politiche agricole, alimentari e forestali, “mai consentirò che una bottiglia di vino siciliano Dop o Igp possa chiamarsi ‘Primitivo’, esattamente come solo le Dop Igp Siciliane possono utilizzare il nome del vitigno ‘Nero d’Avola’ e questo nonostante quel vitigno possa essere coltivato in altre regioni che lo hanno inserito nell’elenco delle verità’ raccomandate e autorizzate”.

La Bellanova dunque rassicura i vinicoltori pugliesi che sebbene le controparti siciliane possano coltivare quella specifica qualità di viti, il “Primitivo” Igp e Dop è, e sarà, solo un prodotto pugliese.