Dopo anni di lotte, gli studenti altamurani presso l’Università di Bari sono stati finalmente riconosciuti come “fuori sede”. Questo ovviamente comporta una serie di benefici per coloro che fanno richiesta di borsa di studio oltre ad un’altra serie di benefici economici.

Sicuramente una grande vittoria per tutti i giovani studenti, ma questo evento riporta alla memoria di noi pochi appassionati di storia altamurana, il fatto che ancor prima dell’Università di Bari, fondata nel 1925, c’era un’altra università, una delle poche del sud Italia: l’Università di Altamura.

Ebbene si, per chi ancora non lo sapesse, Altamura ha avuto la sua università, attiva per ben 63 anni, dal 1748 al 1811, con sede il palazzo vescovile della città, in Corso Federico II. Per gli osservatori più attenti, è ancora possibile leggere una targa fuori dal palazzo che recita: “Qui nel palazzo prelatizio ebbe sede dal 1748 al 1811 la Università degli studi di Altamura”.

Fu Marcello Papiniano Cusani, arciprete della cattedrale, a volere l’istituzione dell’Università e suggerì l’idea al re Carlo III di Spagna, infatti, in quegli anni Altamura, così come tutto il sud Italia, era parte del Regno di Napoli e sotto il controllo dei Borbone.

L’università fu finanziata con il denaro accumulato a partire dal 1640 tramite le rendite del Monte a Moltiplico, una cassa che aveva come scopo originario quello di finanziare la trasformazione della Cattedrale di Altamura in un vescovado.

I fondi comunque non furono sufficienti, dunque Cusani, che fu anche il primo rettore, dovette ridimensionare il numero di insegnamenti offerti, ma nel giro di tre anni l’Università godeva di corsi di lettere umane, eloquenza greca, eloquenza latina, filosofia, geometria, medicina, sacra teologia e giurisprudenza ecclesiastica e civile.

Per mancanza di fondi, gli stipendi dei professori erano molto più bassi della media dell’epoca e Cusani si dimette dopo il rifiuto di un organo governativo locale di concedere un aumento ai docenti.

I suoi successori non riuscirono però a far decollare l’università, almeno fino al 1784, anno in cui divenne rettore Gioacchino de Gemmis.

De Gemmis porta’ grandi cambiamenti all’interno dell’Università altamurana con l’inaugurazione di nuovi insegnamenti, come fisica sperimentale, botanica e mineralogia. Il nuovo rettore introdusse anche degli elementi di buona prassi sia per studenti che per docenti: gli studenti non dovevano prendere appunti durante le lezioni, ma dovevano seguire il materiale didattico fornito dall’università e i professori dovevano incontrarsi la sera per discutere la didattica.

Ne conseguì la formazione di giovani menti brillanti provenienti dalla Puglia e dalla Basilicata. Sebbene non si sappiano i numeri esatti, alcuni documenti dell’epoca testimoniano che la maggior parte degli studenti erano altamurani e alcuni provenienti da Bari e Giovinazzo. Erano tutti avviati verso una carriera ecclesiastica.

L’avventura dell’università di Altamura si avvia verso la sua fine dal 1799, quando sulla scia della Rivoluzione francese, gli altamurani insorgono e si proclamano una repubblica. Le truppe della famiglia reale però intervengono subito e costringono all’esilio tutti i ribelli, tra cui esponenti di picco dell’università, incluso de Gemmis, che sarà sostituito da Girolamo Maffione.  

Nel 1806, con l’arrivo dei francesi e il nuovo re di Napoli, Giuseppe Bonaparte, de Gemmis viene nominato nuovamente rettore dell’Università di Altamura, ma ormai il declino è incontrovertibile. Nel 1812 i corsi furono ufficialmente chiusi, sebbene alcuni documenti mostrano che alcuni docenti continuarono ad insegnare fino al 1821.

Insomma, Altamura, o “Leonessa di Puglia”, come era stata soprannominata dopo l’insurrezione, è stata per 63 anni un polo universitario di tutto rispetto.

Se la mancanza di fondi e la politica non avessero fatto il loro corso, forse chissà…gli studenti altamurani non sarebbero oggi “fuorisede”.