“Gli eventi successi in Sicilia alla bambina di 10 anni, e in Puglia al bambino di 9 anni, morti per una challenge su TikTok, hanno gettato nello sconforto tutti noi e hanno acceso un campanello d’allarme nella comunità educante. Queste tristi vicende richiamano noi genitori a sorvegliare maggiormente e meglio i nostri figli e l’uso che questi fanno delle tecnologie a loro disposizione. Tutti noi abbiamo chiesto a gran voce che le piattaforme social siano rese più sicure, individuando subito i contenuti dannosi o pericolosi, ed eliminandoli prima che possano danneggiare i giovanissimi. Ma tutto ciò può bastare a salvaguardare i nostri figli dai pericoli della rete?”. Così il Garante regionale dell’infanzia e dell’adolescenza di Basilicata, Vincenzo Giuliano nella missiva inviata al Ministro dell’Istruzione, al Presidente della Regione Basilicata, al Presidente del Consiglio Regionale e alla Dirigente del MIUR Basilicata.

“I nostri ragazzi – prosegue Giuliano – sono nativi digitali, nascono cioè in un mondo dove tutto funziona attraverso la tecnologia, ed essi ne apprendono molto precocemente l’uso, mostrandosi da subito superiori in dimestichezza rispetto a noi adulti. Questo fattore purtroppo spesso ci rende inefficaci nel controllo dei nostri figli, perché appunto usano gli strumenti tecnologici meglio di noi. 

Non di rado infatti, i ragazzini ricevono in regalo il proprio smartphone in tenerissima età (come dimostra il dato preoccupante della nostra indagine del 2019, sul Bullismo e cyberbullismo nelle scuole lucane riferito al solo 5% dei genitori degli alunni delle elementari che dichiara che il proprio figlio non ha dispositivi elettronici).  Inoltre tendono a preferire canali social nuovi, che i genitori generalmente non usano, come ad esempio Tiktok: aspetto che ovviamente rende molto più difficile la sorveglianza da parte degli adulti.

Certamente sono state messe in campo delle misure cautelari come ad esempio il parental control, ma non sempre questo basta a proteggere i ragazzi. I numerosi studi evidenziati fino ad ora, hanno mostrato quanto le tecnologie possono danneggiare i nostri figli fin dalla nascita.

Uno studio infatti ha messo in evidenza che le mamme che usano lo smartphone mentre allattano, fanno mancare al proprio bambino quella importantissima triangolazione dello sguardo che regola l’interazione mamma-figlio fin dalla nascita e di conseguenza uno sviluppo sano del sè.

Altri studi hanno messo in evidenza l’azione dannosa di calmare il bambino dandogli il proprio smartphone. I ricercatori hanno evidenziato che in questo modo insegniamo al bambino a regolarsi attraverso le tecnologie e non attraverso sé stesso, attraverso cioè quelle forme di autoregolazione che tutti noi abbiamo dovuto imparare da piccoli, e che ci hanno resi in grado di tollerare le frustrazioni che normalmente si vivono nella vita.

Ancora più dannosa è l’azione di lasciare lo smathphone in mano ai propri figli per “tenerli buoni”: in pratica lo smartphone viene usato come una sorta di baby-sitter. «Il cellulare viene ormai percepito come un oggetto “neutro”, senza rischi – precisa la pediatra Elena Bozzola, segretaria nazionale della Società italiana di pediatria (Sip) – viene dato nelle mani dei più piccoli con estrema facilità, usato come “pacificatore”. E i genitori vedono solo il lato positivo. Non riescono a comprendere i lati negativi. E non parliamo delle onde elettromagnetiche, ma degli effetti sullo sviluppo e sullo stile di vita accertati. A cominciare dal fatto che il bambino, in questo modo, se non controllato da un adulto, può accedere a programmi e immagini, quelle violente ad esempio, non adatte alla sua età. Ma anche mangiare in maniera inconsapevole mentre guarda lo schermo e non sviluppare correttamente le relazioni interpersonali.»

Infine altri studi si sono concentrati sull’abitudine dei neogenitori a prestare più attenzione al proprio smartphone che ai propri figli: ne parla ad esempio uno studio tutto italiano, che conia pertanto il termine phubbing (una combinazione tra phone e snubbing) indica l’atto di ignorare qualcuno in un contesto sociale prestando attenzione allo smartphone.

Grazie a questi ed altri studi, possiamo dedurre da dove provengono buona parte dei disagi emotivi che i nostri figli vivono oggigiorno. Se fin dalla nascita hanno osservato che il genitore non cerca il loro sguardo, dedica più tempo all’uso di smartphone e social che ai loro piccoli, e hanno sperimentato che bisogna regolare la propria emotività attraverso uno smartphone, non ci si può stupire se oggi i bambini e i ragazzi sono più orientati verso i social che verso la reale socialità.

La pandemia del Covid-19 non ha certamente migliorato la situazione, anzi, semmai ha addirittura esasperato tutti i problemi fino ad oggi esistenti. L’isolamento fisico e relazionale dai contatti umani, la didattica a distanza usata in modo massiccio e per un periodo troppo lungo, hanno certamente influito negativamente sulla psiche dei nostri ragazzi.

Il dottor Vicari, neuropsichiatra dell’ospedale Bambin Gesù di Roma, ha raccolto una serie di dati che testimoniano l’incremento del disagio nei giovanissimi. In particolare ha evidenziato l’aumento del 30% delle forme di autolesionismo e tentativi di suicidio; inoltre sono incrementate le forme di ansia, depressione e disturbi del sonno negli adolescenti. Un adolescente, spiega Vicari, parla poco con i genitori; se deve raccontare un problema preferisce confrontarsi con un amico, un compagno. Il contatto con il gruppo dei coetanei fa quindi da ammortizzatore; se questo contatto manca, l’adolescente può sviluppare un disagio emotivo e sviluppare una psicopatologia. E l’assenza della scuola è stata la causa maggiore dei disagi attuali degli adolescenti. Si continua a pensare che la scuola sia solo didattica: questo è un errore gravissimo. La scuola non può essere vista come luogo di preparazione al mondo del lavoro ma come luogo di formazione del carattere e della conoscenza. ‘In questa emergenza i giovani sono stati dimenticati: devono invece essere rimessi al centro dell’attenzione del mondo, politico e non, per il semplice fatto che saranno loro gli adulti di domani. Dobbiamo supportarli e dotare di strumenti per affrontare questo momento storico anche quei ragazzi che risorse non ne hanno’.

Sebbene gli studi sulle tecnologie abbiano evidenziato così tanti pericoli e problemi, non è pensabile di poter fare un passo indietro. Piuttosto bisogna lavorare per rendere più sicure, maggiormente fruibili ed inclusive le tecnologie che già utilizziamo.

Uno strumento da potenziare nella nostra regione potrebbe essere il network “Scu. Ba. Lu.”, una piattaforma innovativa, sicura, gestita dalla scuola, ente istituzionale preposto per la crescita e lo sviluppo delle nuove generazioni.

La scuola deve mettersi al pari con i tempi, o rischia di diventare obsoleta, lasciando che i giovani cerchino informazioni sui social e sul web. Sostenere e potenziare la piattaforma di scambio e condivisione tra alunni, come “Scu. Ba. Lu.” (Scuola Basilicata Ludica), messa in atto dal garante negli anni 2016/17 e 2018/19 e partecipata con successo da alcune scuole lucane, potrebbe essere una delle soluzioni vincenti, con la quale arrivare maggiormente e meglio ai ragazzi. Una piattaforma di loro padronanza, che dà piena espressione e protagonismo ai giovanissimi, ma che sorvegliata nei contenuti lancia potenzialmente in avanti la scuola, e ne dà lustro ed importanza.

Tutto questo grazie alle diverse attività che si sono susseguite nel progetto come: Assemblee a classi aperte; Lavori di gruppo; Produzione di elaborati scritti, grafici o materiali; Discussioni guidate; Approfondimenti attraverso ricerche in rete o in biblioteca o nel proprio vissuto sui temi proposti; Visione di filmati; Rappresentazioni teatrali; Elaborazione e somministrazione di questionari; Incontri con gli esperti.

Per questo sarebbe opportuno che la Regione sostenesse la scuola lucana mettendo a disposizione di questo progetto l’esperienza e la professionalità di Basilicatanet o un finanziamento ad hoc per strutturare meglio tale iniziativa con la partecipazione di associazioni del settore e del Corecom.

La Basilicata ha bisogno di giovani in buona salute mentale e fisica, che abbiano possibilità di crescere in modo sereno e sicuro, sostenuti dagli adulti e dalle istituzioni, tra cui quella più importante, la scuola”.

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