Alfredo Luigi Cornacchia un’eccellenza murgiana ed internazionale, nato nel 1972, si è diplomato brillantemente in Pianoforte, Direzione d’Orchestra (Conservatorio “E. R. Duni” di Matera), Organo, Composizione (Conservatorio “G. Verdi“ di Milano), Strumentazione per Banda, Musica Corale e Direzione di Coro (Conservatorio “N. Piccinni” di Bari), conseguendo anche il diploma accademico di II livello in Composizione (Conservatorio di Matera) e il Diplome de Concert in Organo (Conservatorio Superiore di Ginevra). La sua formazione è completata anche da Master accademici con prestigiosi maestri (Franco Medori, Carlo Lapegna, Francesco Nicolosi, Emanuele Arciuli, per il Pianoforte; Donato Renzetti, Piero Bellugi, Jorma Panula, Lu Ja,  Bruno Bartoletti, Giovanni Pelliccia, Marco Angius, Lior Shambadal,  per la direzione d’orchestra) e da numerosi studi sulla didattica (Biennio S.S.I.S.; Biennio Formazione Docenti di Strumento musicale; ecc.).

Il Maestro e direttore d’orchestra Alfredo Luigi Cornacchia ad oggi ha ricevuto numerosi riconoscimenti, ed in occasione di un imminente evento che andrà ulteriormente a suggellare la sua carriera, ha concesso un’intervista.

Maestro lei si è classificato a numerosi concorsi al primo posto portando a casa innumerevoli riconoscimenti, un uomo di grande umiltà e poliedricità poiché a quella direttoriale si è associata quella di direzione corale e anche la didattica presso diversi Istituti Scolasti in Puglia, Calabria e Basilicata dove insegna come docente, come nasce la sua passione per la musica e quali grandi musicisti o direttori d’orchestra l’hanno ispirata?

Devo il gene della mia passione a mio padre che in tenerissima età mi iniziò ai primi rudimenti del solfeggio e della tecnica, avendo notato in me un innato e spontaneo interesse per una piccola tastiera che avevamo in casa, cui mi recavo per riprodurre da solo alcuni motivetti televisivi. Mio padre era un autodidatta che mirabilmente, solo con le sue forze e nonostante il veto dei suoi genitori, assurse a punto di riferimento nella città negli anni ’60 quale musicista appassionato e serio. Credo di aver ereditato soprattutto la serietà nel fare le cose, affiancata ad una fortissima e costante curiosità che non mi ha mai abbandonato. Sono stato fin da subito un fervente cultore della composizione: scrivere musica è stato sempre il mio modo primario di comunicare con l’arte dei suoni. Dopo una iniziale venerazione per le mie 3 “b” (Beethoven, Brahms, Bruckner), ho rivolto la mia attenzione per un musicista che forse più di tutti rappresenta la mia versatilità: Leonard Bernstein, pianista, compositore e direttore, proprio come me-.

Quale dei tanti premi ha segnato particolarmente la sua carriera?

.Posso affermare che la mia vita musicale è stata caratterizzata da più fasi, segnate da obiettivi raggiunti e risultati lusinghieri. A parte concorsi pianistici vinti in gioventù, ho ottenuto numerosi premi di composizione, alcuni dei quali sono particolarmente legato, in particolare due: il primo premio al Concorso Internazionale di Composizione bandito dal Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, e la prima menzione per il World Piano Teachers Association, che segna una tappa importante per la mia figura di compositore. A questo devo aggiungere il grande successo dei miei arrangiamenti su canzoni di Totò, registrati su un Cd intitolato “Ammore e niente cchiù”-.

Partecipando ai concorsi e numerosi concerti ha viaggiato molto, quanto la contaminazione culturale ha influito nel suo percorso e quanto siano indispensabili le interazioni con altre orchestre internazionali?

Quando si vive la musica, il contatto artistico è sempre un elemento fondamentale: arricchisce la mente, favorisce il dialogo artistico, rafforza i legami umani e soprattutto definisce sempre meglio il tuo campo di azione, i tuoi punti di forza. La riflessione porta sempre a definire un personale stile che nasce proprio dal confronto con la musica fatta dagli altri; ti permette così di focalizzare il modo di far musica, che si evolve nel tempo proprio grazie alla frequentazione e alla conoscenza di altre realtà, elementi delle quali prima o poi si ritrovano nella tua modalità di fare arte e proporti in modo sempre rinnovato, cogliendone le cose più belle e utili alla tua maturazione professionale-.

In lei vi sono chiari elementi di continua ricerca, anche la scelta di concerti come interscambi innovativi: in cui si mira a promuovere la creatività tramite una sperimentazione innovativa della contaminazione tra musica, suono, vocalità e immagini, la porta sempre a nuove esperienze ma quanto è importante il rapporto con il proprio territorio, con le proprie radici?

-Quantunque importante, il legame con il proprio territorio si concretizza soprattutto nel riportare la propria esperienza agli altri, nel valorizzare le risorse musicali che le tue radici ti offrono. Una dimensione legata alla propria terra diventa così il presupposto fondamentale per affrontare il fare musica, per sua natura trasversale, che potenzialmente non ha confini spaziali ma che vive di esperienze prettamente spirituali che quindi prescindono da un inquadramento geografico ma che vivono nell’onda sconfinata della condivisione di emozioni. A proposito della contaminazione, credo che oggi che si è detto tutto e il contrario di tutto, una possibile forma di arte che possa rinnovarsi non possa prescindere da una contaminazione continua di linguaggi, con la multimedialità che funge da collante e tiene vivo l’interesse, per un pubblico piuttosto stanco e logoro da una serie di proposte reiterate e svuotate dalla ciclicità. Come diceva il grande compositore Gustav Mahler, “la tradizione è custodire il fuoco non adorare le ceneri”-.

Tra i suoi successi annovera anche delle pubblicazioni, quanto secondo lei è l’interesse a questo genere di musica da parte del pubblico e qual è il target di pubblico?

Le pubblicazioni musicali sono ovviamente seguite da un pubblico di addetti ai lavori interessati al nuovo materiale che viene diffuso, se parliamo di editoria. Per quanto riguarda invece la musica incisa, c’è un crescente interesse determinato da un aumento della richiesta di studi musicali rispetto al passato; ma nello stesso tempo, c’è una settorializzazione del pubblico: il grande pubblico, soprattutto adulto, continua a seguire il repertorio tradizionale, i giovani le nuove mode che però spesso sono di dubbio valore e di conseguente breve, effimera durata (mi riferisco alla musica pop e alla musica di consumo). In tutto questo, c’è un dato negativo: un eccesso spropositato dell’offerta porta ad una dispersione e ad un ascolto volatile e spesso distratto: si ascolta musica per pochi secondi, senza attenzione, con una sempre più frettolosa capacità di giudizio. Il culto del disco classicamente inteso ha lasciato spazio alla musica liquida delle piattaforme, rendendo anche questo ascolto altrettanto “liquido”-.

I giovani secondo lei, quanto conoscono questo genere di musica e quale contribuito potrebbe rafforzare il legame fra l’offerta artistica e il territorio, inteso in tutte le sue valenze, per una piena valorizzazione delle risorse culturali, storiche, turistiche, naturali ed economiche e attirare sempre più un pubblico variegato?

Anche in merito alla diffusione della musica in Italia si assiste ad una marginalizzazione della musica classica che rimane ancora oggi appannaggio di una parte di pubblico, sebbene ci siano segnali di una diffusione maggiore rispetto ad alcuni anni fa. Il territorio potrebbe fare molto ma inutile dirlo: la politica dedica soltanto un’attenzione marginale all’arte, soprattutto nei paesi di provincia o tradizionalmente meno avvezzi ad una tradizione musicale consolidata, anche – è da dire – per una limitatezza delle risorse destinate dallo Stato centrale. Si fa fatica a spingere per la diffusione di concerti, opere e altre attività artistiche. Questo è anche un limite con ricadute negative sul settore turistico perché settorializza fortemente la visione di chi visita le città, dando una immagine parziale di esse, soprattutto se consideriamo che chi viene da fuori Italia potrebbe apprezzare molto di più e in maniera più completa le risorse del territorio. Dedicare un capitolo di spesa all’integrazione dell’offerta turistica potrebbe peraltro allargare la platea di un potenziale pubblico più ampio. Anche l’arte, a suo modo, può diventare volano dell’economia. Per fortuna, da un po’ di anni alcuni eventi ad ampio raggio coinvolgono in modo più ampio anche il fenomeno musicale, riscoprendo risorse locali e coinvolgendo anche una notevole componente umana. Ma si può fare di più-.

A breve sarà protagonista di una considerevole esperienza internazionale. Ce ne vuole parlare?

Quest’ultimo risultato rappresenta personalmente uno step importante della mia carriera di compositore, iniziata sin da piccolo e maturata con gli anni. Posso dire adesso di avere acquisito una mia identità di scrittura che avrò modo di condividere in altre successive manifestazioni, parlando della mia musica e della mia visione della composizione nella nostra società contemporanea-.

Il periodo pandemico che ci ha visto coinvolti ha influito notevolmente sugli operatori dello spettacolo dal vivo cosa si auspica e cosa si aspetta dal Governo?

Questa pandemia ha messo a nudo un problema annoso relativo all’attenzione dello Stato centrale verso le realtà artistiche della nostra nazione. Purtroppo denoto ancora uno sbilanciamento tra il sostegno conferito alle grandi e consolidate realtà concertistiche e operistiche e quelle più piccole destinatarie di contributi inadeguati, come anche un sostegno episodico o inadeguato per gli artisti. Mi auguro che ci sia un progressivo snellimento nelle procedure burocratiche per favorire anche una imprenditorialità giovanile artistica: iniziare un progetto per i giovani è sempre complicato perché facilmente si può affogare nelle maglie della burocrazia. Spazi fisici, contenitori, inoltre, dovrebbero essere una delle priorità delle nostre amministrazioni. Non ultima, una gestione più trasparente delle risorse, soprattutto a livello localistico. Spero in un progressivo aumento del sostegno per la musica e l’arte in generale, ma temo che passeranno ancora un po’ di anni-.

Quali i prossimi progetti?

In programma alcune registrazioni e conferenze: sto lavorando alacremente alla diffusione dei miei lavori, animato dal desiderio di condividere il mio sentire con gli altri. Per il prossimo anno dovrei pubblicare dei dischi di mie composizioni. In tutto questo, non mancano progetti concertistici con orchestre. Devo assolvere infine, a commissioni per arrangiamenti: lavoro abbastanza costantemente anche in questo ambito da alcuni anni-.

Cosa consiglia ai suoi discenti che ambiscono a fare la sua stessa carriera?

Una serie di cose determinanti: scegliere buoni maestri, soprattutto competenti, seri e disinteressati; essere determinati; programmare un percorso artistico semplice, snello, mirato, chiaro, senza disperdere energie in mille ipotesi; provare e riprovare, senza stancarsi; fare più esperienze possibili; affidarsi al proprio sentire o accettare i consigli di chi con onestà e cognizione di causa ci può aiutare; non mollare nelle difficoltà o eventuali insuccessi: fanno parte del nostro percorso e ci aiutano a crescere e a discernere sempre meglio ciò che dobbiamo fare e su cosa dobbiamo puntare. In tutto questo credo anch’io ad un pizzico di fortuna: essere al posto giusto nel momento giusto…-.

Maria Caserta

Di Maria Caserta

Laureata in Scienze della formazione primaria presso Università degli Studi della Basilicata, insegnante di scuola primaria, redattrice presso la testata PassalaParola.net, presidente dell'associazione MadeinMurgia.org by Comunicaetica, editore madeinmurgia.org, Event planner ed esperta in tutela dell'ambiente e agrifood. Project manager di diversi progetti regionali, locali e nazionali.